[Short Test] Rocky Mountain Altitude Powerplay 70. Game Changer?

[Short Test] Rocky Mountain Altitude Powerplay 70. Game Changer?

26/10/2017
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26/10/2017

La presentazione avvenuta a Valberg a fine maggio, mi aveva incuriosito, il nostro tester Alex Boyce l’aveva definita così:

” Dalle prime impressioni possiamo dire che la Altitude Powerplay è probabilmente la migliore ebike che abbia mai usato in fuoristrada “

Da tempo attendevo l’occasione di provare questa e-mtb, finalmente ne ho avuto la possibilità grazie alla disponibilità  di DSB e Riviera Outdoor di Finale Ligure.

 

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La Altitude Powerplay è stata a mia disposizione per una giornata intera, non molto per un test approfondito, ma sufficiente per capirne il carattere e il comportamento sui miei trails preferiti, dove porto tutte le bici test.

La prova si è articolata in due giri con circa 1275  mt d+ totali, su trail finalesi preparati per ospitare le prove del EWS, trail impegnativi per il mezzo (scoprirete più avanti) e per il pilota, dove ho potuto apprezzare in pieno il DNA corsaiolo di questa bici che sarà la gioia di molti… ma non di tutti!

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In sintesi

Materiale telaio: Carbonio/Alluminio
Formato ruote: 27.5 x 2,5 WT
Geometrie variabili: Si
Corsa ant/post: 160/150mm
Mozzo posteriore: 148×12
Mozzo anteriore: 110×15
Trasmissione: 1×8 (34t – 11-48)
Attacco per deragliatore: No
Attacco portaborraccia: Si
Motore e batteria: Proprietario RM 250W 48V / Integrata 632Wh

Analisi Statica

Il triangolo principale è in carbonio, il carro è in alluminio sia per questa versione 70 che per la più economica 50, mentre per la top di gamma 90 è totalmente in carbonio.

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La batteria custom, come del resto il motore, si integra alla perfezione con il telaio in carbonio, mantenendo un tubo obliquo snello e filante, difficile credere che al suo interno sia sistemata una batteria da ben 632wh, lasciando lo spazio anche per un comodo porta borraccia in posizione classica.

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La bici presenta una colorazione grigia scuro, molto elegante, con grafiche a contrasto di un bel giallo fluo, ripreso anche su ammortizzatore e forcella, sul tubo sterzo fa bella mostra di sè il classico badge della casa canadese.

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Il telaio in carbonio è molto curato nei dettagli, con passaggio cavi interno al triangolo e a vista sul fodero basso, il magnete del sensore velocità è ben integrato nel disco posteriore e il sensore protetto dalla forma del fodero. Sotto al fodero sinistro è presente un tendicatena a rotella che guida la catena verso il cambio posteriore.

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Il motore e la particolare trasmissione sono protetti da coperchi in plastica nera lucida, purtroppo soggetti a graffi e urti occasionali, la parte inferiore del tubo obliquo è protetta da una pellicola trasparente sagomata di buona fattura.

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La sospensione adotta il classico sistema a quadrilatero con giunto Horst, gli snodi ruotano su cuscinetti sigillati e sulla biella che comanda l’azionamento dell’ammortizzatore è presente il sistema Ride-9 di Rocky Mountain, che ci permette di variare sia le geometrie che la progressività della sospensione. Non ho avuto la possibilità  di intervenire su queste configurazioni, la bici era settata nella posizione più discesistica.

La versione 70 è equipaggiata con un ammortizzatore Fox Float dps evol elite, sistemato orizzontalmente sotto al top tube, tra le regolazioni è previsto il registro del ritorno (rosso) ben accessibile e la levetta (nera) per gestire la compressione in tre posizioni: aperto, pedalata, chiuso. Inoltre, tramite un apposita ghiera in tre posizioni numerate è possibile  registrare la comprensione alle basse velocità con ammortizzatore in posizione aperto.

La sospensione risulta sensibile e reattiva, piuttosto progressiva sul finale di corsa, tiene la ruota incollata al terreno in tutte le condizioni, anche a ruota bloccata. Complici le gomme non plus, si ha sempre la percezione di cosa ci passa sotto alle ruote.

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All’anteriore troviamo una forcella Fox 36 da 160 mm di escursione appartenente alla linea Performance, ottimizzata per l’uso e-bike, settata con un SAG del 20%. Sulla sommità dello stelo destro si trova la levetta per il blocco idraulico dell’affondamento, sotto invece troviamo il registro del rebound. Sullo steso sinistro  c’è la valvola per il gonfiaggio della molla pneumatica.

Pur non essendo un modello Factory,  si comporta egregiamente, scorrevole sui piccoli urti e grande incassatrice quando il gioco si fa duro e le velocità aumentano.

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Del motore non si hanno molte informazioni, è un’unità proprietaria, sviluppata direttamente da Rocky Mountain per questa ebike, ha un funzionamento tramite sensore torsiometrico applicato esternamente direttamente  sulla tensione della catena. La presa per la ricarica si trova alla base del seat tube, protetta da un piccolo coperchio in una posizione molto facile da raggiungere. La batteria integrata non è estraibile, ma si ricarcarica molto velocemente.

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A prima vista potrebbe sembrare sistema molto complicato, ma alla fine è composto dal pignone motore, due guidacatena e dalla rotella del sensore e chiaramente dalla corona principale.

Come potete vedere la trasmissione è soggetta a trattenere parecchio sporco, quindi per una perfetta efficenza e risposta del sensore necessita di una pulizia frequente e accurata per evitare gli accumoli di morchia, specialmente in presenza di terreni molto polverosi o fangosi.

Il motore mi ha sorpreso per la potenza erogata ad alta frequenza di pedalata e per la prontezza nella fase di attacca/stacca, non è presente il fenomeno di trascinamento della trasmissione quando si smette di pedalare. Per contro si nota una certa irregolarità di erogazione alla pressione del pedale in fase di ripartenza. Il motore è silenzioso, non produce sibili di nessun genere, ma si fa sentire molto il rumore della trasmissione, che in alcuni frangenti risulta davvero invadente. Il movimento centrale e la guarnitura sono di tipo tradizionale, esterni al motore.

IMPORTANTE: In fase di accensione motore, prestate attenzione a non mettere i piedi sui pedali, in quanto il sistema rileverebbe un’anomalia e non funzionerebbe correttamente. Nel caso succedesse, basta riavviare il motore.

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Tutte le Powerplay utilizzano un gruppo completo SRAM EX1, tranne le pedivelle di produzione Race Face con corona da 34 denti. Il cambio è molto preciso anche sotto sforzo, gli innesti sono secchi e immediati, il range di rapportatura è molto ampio, ma causa la disponibilità di soli otto pignoni, il salto tra un rapporto e l’altro, specialmente sui rapporti intermedi, è particolarmente evidente e ci costringe a variazioni di ritmo indesiderate.

Le ruote in questo allestimento sono composte da mozzi DT Swiss 350 e cerchi Sun Ringlé Düroc 40 con canale interno da 36mm, gommate Maxxis Minion DHF 2.5 WT sia anteriore che posteriore, tubeless. All’interno delle gomma posteriore era presente anche un dispositivo PTN, che non fa parte dell’allestimento standard.

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A fermare la bici nelle staccate più violente ci pensano una coppia di freni SRAM Guide RE, specificatamente studiati per le ebike. Nascono dall’accoppiamento di pompanti della serie Guide con pinze della serie Code. L’unica regolazione che troviamo sulla leva serve a modificare la distanza della stessa dalla manopola, senza l’utilizzo di attrezzi.

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I freni hanno avuto un comportamento regolare per tutto il test, non estremanente potenti, ma ben modulabili, trattandosi di una bici test con parecchi kilometri sulle spalle, forse questo comportamento non eccellente era dovuto semplicemente ad usura di dischi e pastiglie come si può notare dalla foto sotto.

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Il cockpit appartiene alla canadese Race Face, manubrio Chester da 780mm in alluminio con rise minimale, coaudivato da un attacco AM e manopole Lock on. Particolare la serie sterzo  FSA con blocco per evitare la rotazione completa del manubrio.

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In prossimità  della manopola sinistra troviamo anche il comando del reggisella telescopico di casa Fox, estremamente  morbido nell’azionamento, e il comando delle assistenze motore con i led ad indicare lo stato di carica della batteria e il livello di assistenza.

Ho trovato questo comando molto al di sotto delle aspettative: ha una forma poco ergonomica, apparentemente delicato e con un pessimo feeling di azionamento dei tasti, difficile capire sul trail se si è riusciti a cambiare assistenza senza guardare i led sul comando stesso. Un feedback sonoro o meccanico sarebbe stato gradito. Sul lato più interno sono presenti due tasti per interagire con l’applicazione mobile, praticamente inutili per chi non usa posizionare il proprio smartphone sul manubrio.

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L’applicazione mobile EbikeMotion in lingua inglese, scaricabile gratuitamente sia per Iphone che per Android, ci fornisce molte informazioni, tra i quali il livello batteria residua sia percentuale che Wh, altitudine, velocità istantanea, velocità media, pendenza, RPM, tempo e kilometri del percorso. È disponibile anche una mappa per visualizzare graficamente il proprio giro.

L’applicazione tiene in memoria tutte le nostre attività fornendoci un’enorme quantità  di dati e statistiche: calorie consumate, dislivello percorso (molto ottimistico), meteo, cardio, grafici e mappa relativi. È possibile collegare anche un account Strava. Per collegare lo smartphone alla bici basta accendere la bici dal comando remoto, avviare l’applicazione ed eseguire una ricerca dal menù settings, una volta avvenuto il collegamento sarà necessario avviare manualmente l’attività.

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Dalle impostazioni è possibile variare a piacimento i livelli di assistenza, la bici in test era settata 45%-70%-100%.

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Sulla parte anteriore sotto allo stem si trova una piccola centralina con una presa micro USB per ricaricare accessori elettronici, anche questa di dubbia utilità su una bici del genere.

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Geometrie

Un grande lavoro è stato svolto dagli ingegneri del marchio canadese per rendere questa bici il più simile possibile alla loro enduro Altitude. Carro estremanente corto e passo contenuto, reach generoso: con queste quote la Powerplay è unica nel panorama attuale. Una vera enduro motorizzata.

Per vedere le geometrie complete in ogni posizione del RIDE-9 cliccate qui.

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Gamma e prezzi

La gamma della Altitude Powerplay  si articola in tre modelli:

Versione 90 – 9.999 Euro
Versione 70 – 7.499 Euro
Versione 50 – 6.399 Euro

Per le caratteristiche tecniche e montaggio ufficiali, vi rimando alla pagina dedicata alla Altitude Powerplay  sul sito Rocky Mountain 

In azione

Abituato ad utilizzare emtb comuni con carro lungo, passo abbondante e angoli moderati, ho sbagliato approccio a questa Powerplay: in salita continui alleggerimenti dell’anteriore, in discesa linee molto più larghe del previsto, la prima impressione non è stata positiva, anzi da subito ho pensato che in Rocky avessero forzato troppo la mano, dimenticandosi che con le emtb si possono affrontare pendenze in salita che con una tradizionale non verrebbe neanche in mente.

Dopo un reset mentale ho provato a dimenticare di avere un motore e mi son buttato in discesa come se fossi alla guida della mia YT Capra, enduro con geometrie simili alla Powerplay, quindi posizione agressiva a caricare l’anteriore, velocità e linee da enduro race. Qui ho capito che questa ebike va guidata diversamente da tutte quelle che ho provato fino ad ora. Arrivati alla salita tecnica, stesso approccio, molta spinta prima dell’ostacolo, coaudiuvato da un motore con un range infinito, per poi alleggerire il posteriore e portarlo sulla sommità dell’ostacolo.

Sicuramente una guida energica, molto provante sul lato fisico, ma molto appagante a livello prestazioni.

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Salita

La spinta e l’allungo del motore con l’assistenza minima risulta sufficente per farci affrontare salite scorrevoli anche con pendenze impegnative, il motore ha un’erogazione fluida e naturale, che segue le variazioni di ritmo impresse sui pedali. La sospensione risulta molto attiva, quindi affetta da un leggero bobbing, sulle salite scorrevoli è conveniente agire sul blocco dell’ammortizzatore.

Per affrontare rampe estreme, con il motore impostato sull’assistenza massima, coaudiuvato dal rapporto più leggero 34-48, la Powerplay sale prepotentemente ovunque. Anche in questo frangente dovremo adottare una posizione molto bassa e caricata sull’anteriore per evitare impennate indesiderate, il carro corto non ci permette una posizione comoda in sella, ma con un buon bilanciamento del peso riusciremo a scaricare a terra tutta la potenza dell’esuberante motore.

Per ottenere il massimo sulle salite tecniche dovremo prediligere un approccio cardiaco piuttosto che muscolare: rapporto corto, pedalata agile, molto lavoro del corpo per assecondare e aggredire gli ostacoli. Con questa tecnica sono riuscito a superare agevolmente zone che spesso mi mettono in forte difficoltà. Sicuramente un approccio stile “trattore” non paga, le geometrie non sono adatte ad affrontare gli ostacoli di forza.

Il punto dolente sono le ripartenze in salita ripida: carro corto e motore esuberante non agevolano la manovra, molto meglio tornare indietro e riprovare, o scendere e farsi aiutare dal W.A.

Per attivare la funzione di camminata assistita (W.A.), basta tenere premuto il tasto basso sul comando remoto, l’aiuto è costante e continuo, ma non è molto comodo tenere il tasto premuto per lunghi periodi.

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Discesa

Posizione agressiva, sguardo avanti e vietato arretrare! Questo è il mantra che ripetevo mentalmente. In discesa questa ebike da il meglio di sé, agile e scattante nelle discese tortuose, grazie al carro corto che segue facilmente le traiettorie impostate con l’anteriore e alle gomme WT che rendono i cambi di linea fulminei.

Veloce e stabile sullo scassato con sospensioni capaci di assorbire egregiamente tutto quello che si presenta davanti a noi, a patto di mantenere una velocità sostenuta. Non è certamente da definirsi una “schiacciasassi”, non vi porterà in discesa, ma dovrete sempre guidarla voi.

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Autonomia

Sorprendente! Dopo il giro mattutino terminato in anticipo per via di una foratura (fortunatamente il PTN interno alla gomma mi ha consentito di rientrare pedalando su asfalto fino all’officina) tramite l’applicazione ho riscontrato un consumo del 27%, che è da ritenersi ottimo in considerazione dei 650 mt d+ 16km totali,  registrati dal Garmin 520 (EbikeMotion segnava 850 mt d+). Principalmente ho utilizzato l’assistenza più bassa che era settata al 45%, ma in parecchi frangenti ho utilizzato la 70% e pure la 100% sulle rampe più ripide.

Il giro pomeridiano di circa 16.5 km e 610 mt d+ l’ho percorso utilizzando prevalentemente l’assistenza massima e ha portato ad un consumo di circa il 45% della batteria.

La batteria da 632wh 48V si ricarica molto velocemente, durante la pausa pranzo tra i due giri ho ricaricato per esattamente 30 minuti, ottenendo il 25% di carica riportando la batteria da 72% a 97%!

Il carica batteria ha dimensioni e peso ridotti, facile da sistemare all’interno di uno zaino e portarlo con se nei giri più lunghi.

Problemi riscontrati durante il test

Se userete l’applicazione dedicata per registrare le vostre attività, noterete un consumo folle della batteria del vostro smartphone,  il consiglio è di portare con voi un capace powerbank. Probabilmente l’app deve essere migliorata sotto questo aspetto.

Durante una discesa molto scassata (Legnaia),  ho pizzicato la gomma posteriore in ben 3 punti, nonostante la presenza all’interno del PTN e una pressione di gonfiaggio pari a 1.8 bar. Per sfruttare al massimo le doti discesistiche di questa bici sarebbe opportuno dotarla di pneumatici più robusti.

Al momento di smontare la ruota per inserire una camera d’aria non sono riuscito ad estrarre il perno posteriore che è dotato di un blocco di sicurezza molto duro, la scarsa leva offerta dal mio multitool non è stata sufficente e quindi sono stato costretto a rientrare presso l’officina di Riviera Outdoor dove il buon Woytek mi ha riparato la copertura con le strip per tubeless e ha rabboccato il lattice che era ormai secco all’interno.

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Conclusioni

Emtb per riders in possesso di un buona tecnica di guida, capaci di apprezzare le doti telaistiche e di sfruttarne al meglio le geometrie decisamente race, in mani esperte in discesa si comporta come una vera enduro, in salita solo un rider dinamico riuscirà ad ottenere il massimo.

Probabilmente un neofita rimarrebbe deluso dalla scarsa confidenza in discesa, dovuta ad un anteriore che tende ad allargare le curve se non ben caricato per via dell’angolo di sterzo molto disteso. In salita verrà sorpreso dai repentini alleggerimenti dell’anteriore e dalla scarsa motricità dovuta al carro corto ed al pneumatico da 2.5 WT, a patto di non trovare una posizione avanzata e dinamica.

La Altitude Powerplay, con un approccio geometrico da bici enduro tradizionale, risulta unica nel suo genere. A chi riuscirà a portarla al limite darà molte soddifazioni!

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Rocky Mountain

DSB Bonandrini