Motori a frizione per uso commuting

Motori a frizione per uso commuting

13/02/2021
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13/02/2021

Le Ebike, negli ultimi anni di boom senza precedenti, sono state progettate sempre più all’insegna dell’integrazione dei componenti, rendendole sempre meno distinguibili esteticamente dalle bici classiche. Inoltre vengono via via sempre potenziate a livello di motore e capacità di batteria, in  particolare le MTB.

Le Ebike però hanno un grandissimo potenziale anche per uso urbano e commuting, gli spostamenti brevi per lavoro. Uno dei problemi, se non il problema principale per questo tipo di utilizzo è però il timore di furti. Legare ad un palo in strada una ebike, anche non di grande pregio, è un rischio che tanti non si vogliono prendere, giustamente. Anche solo per le bici classiche infatti, di solito per questo tipo di utilizzo si preferisce dotarsi di bici economiche, proprio per non vivere nel timore di furti. Qualche fortunato può contare sulla possibilità di portarsi in ufficio e/o in casa una bici pieghevole, tipo le Brompton, ma in versione elettrica il mercato per ora non offre moltissimo, e comunque resta il problema di portarsi a braccio una bici che a quel punto diventa meno facilmente trasportabile per via del peso.

Recentemente però varie aziende stanno proponendo delle ingegnose soluzioni per elettrificare le bici e risolvere questi problemi. Per fare questo si è riscoperto il funzionamento con trasmissione a frizione. L’idea è vecchia quanto la bici, col primo brevetto in merito risalente al 1899, grazie a John Schnepf.

Il sistema di Schnepf si basava su un motore posto sopra la ruota posteriore il quale azionava un rullino a contatto con il copertone che lo faceva ruotare.

Una pletora di altri brevetti e realizzazioni sul tema videro la luce da allora, ma probabilmente il mezzo più noto al grande pubblico (e di una certa età) basato su questo funzionamento, ma sulla ruota anteriore, è il celebre VeloSolex. Questo ciclomotore, prodotto dalla francese Solex, fu prodotto dal 1946 al 1988 in 6 milioni di esemplari. Il funzionamento era semplicissimo, con un motore 2 tempi da 45cm^3 il quale trmaite un albero a gomiti faceva ruotare un rullo in corindone a contatto con lo pneumatico anteriore.

 

“La bicicletta che si muove da sola” (come recitava lo slogan del VeloSolex) era veramente una bicicletta con motore a frizione: rustica, economica, necessitava di poca manutenzione. E questo fu il motivo del suo successo per decenni. Un successo che lo ha fatto diventare un oggetto di culto, tanto da diventare negli anni un mezzo non più per chi non poteva permettersi un’automobile, ma qualcosa di cool:

The King of Cool su VeloSolex

Tornando ai giorni nostri è su questo principio di funzionamento che alcune aziende stanno proponendo delle soluzioni per elettrificare qualunque tipo di bicicletta.

Come l’americana di Brooklyn, Clip.Bike, che propone un motore portatile. Infatti il sistema Clip.Bike è un leggero motore (3kg) che si può attaccare alla forcella di qualsiasi bicicletta standard, senza difficoltà e senza usare strumenti specifici. Ha una potenza di 450 watt, un’autonomia di 20 chilometri e si ricarica in 40 minuti.

Il motore Clip.Bike per ora ha il notevole Downside che non funziona con la pioggia, in quanto l’acqua riduce l’attrito tra rullino e copertone in modo sostanziale, ma quando piove molte persone preferiscono comunque affidarsi ad altri mezzi per spostarsi al lavoro. In compenso il posizionamento del motore anteriore Clip.Bike consente di montarlo su qualunque bici, non importa se con cestino, parafanghi o altro. Una volta arrivati a destinazione si smonta in un attimo e lo si può infilare in borsa. Costa 400$.

 

In attesa che Clip sviluppi una versione che funziona anche col bagnato, e se vi disturba l’estetica poco convenzionale, si può sempre rivolgersi a Rubbee, che propone una soluzione identica nel principio a quella di Schnepf del 1899, con il motore posizionato sopra la ruota posteriore. Si attacca al reggisella, pesa 2,8kg, ed ha un’autonomia, nella versione base, di 16km, con una potenza di 250W. Esistono moduli per aumentare l’autonomia sino a 35km con 350w di potenza. A differenza del Clip, il Rubbee integra un pistone pneumatico che regola la pressione di contatto del rullino sul pneumatico in maniera elettromeccanica, inoltre il motore, grazie ad un sensore wireless, regola la coppia del motore in base allo slittamento. In questo modo il Rubbee è utilizzabile anche col bagnato.

Prezzo 529€.

Stesso principio di funzionamento per il canadese Alizeti, che però pesa 5,8kg offrendo un’autonomia di 64km a 32kmh con 500W di potenza. Da 499$

Infine, per concludere la nostra carrellata, la soluzione proposta da One Motor, di New York, che ha il vantaggio di poter essere montato su qualunque ruota, compresi scooter e bici pieghevoli, sia all’anteriore che al posteriore.

Ed in qualunque posizione, sopra la ruota o sotto il movimento centrale.

Il motore è molto piccolo, pesa 1kg, e può essere connesso a 3 tipi di batterie diverse per capacità, da 1kg o 1,7kg, più il peso del piccolo controller wireless. Per l’Europa la potenza massima è di 250W con un’autonomia di 1,5h (16-32km) o 1,8h (32-65km) in base alla batteria montata.

Il prezzo varia da 1249$ a 1449$.

Ovviamente tutte queste soluzioni sono configurabili tramite le rispettive app su smartphone via Bluetooth, con svariate opzioni offerte per registrare i propri percorsi, etc.

 

Commenti

  1. kilowatt:

    Ricordo il Velosolex. Ai tempi era considerato una grande cag. Oggi con l'evoluzione di motori elettrici e batterie il concetto urbano ci può anche stare. Ho apprezzato l'articolo. Certo arrivare e staccare il motore dalla bici è una roba da Milanese Imbruttito anzi da Giargiana :)
    Anche perchè il problema del furto in ambito urban non è sulla bici in se...(che ti rubano lo stesso se gli togli il sistema a frizione tipo quelli elencati, e a maggior ragione visto che investi soldi per un sistema del genere deve essere almeno decente ed in buono stato d'uso per poter sopportare al trasformazione senza smontarsi o schiantarsi alla prima frenata...), bensì il furto delle batterie, che aprono buttano spesso il case e ne ricavano il pacco celle da vendere a ricellatori senza scrupoli...:oops:
    Una bici elettrica da città legata ad un palo per bene e senza la batteria difficilmente viene rubata visto il costo per il ladro per ritrovare il case batteria giusto che si interfaccia con la contattiera e la centralina ...insomma i ladri non son scemi e le lasciano lì. Una bici urban senza batteria non è un gran oggetto da rubare...meglio rubare una bici tradizionale allora..,. :cool:

  2. Io e un mio amico, ben al di sotto dell'età legale, scorrazzavamo su questo oggetto. Bicizeta Zanetti. 1975 circa...
  3. Potrebbe essere interessante più che altro per chi vuole continuare ad usare la bicicletta anche senza assistenza elettrica e per qualche ragione non può montare la classica ruota all inclusive.
    Ad esempio chi vuole utilizzare la stessa bici per andare al lavoro e nel WE, può togliere il motore e andarsi a fare una bella gita.
    Per un uso continativo, con tutti i kit con ottime prestazioni che ci sono, è difficile che una soluzione del genere sia competitiva.
 

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