Dopo 433 km macinati in due settimane di vacanza su percorsi decisamente probanti — tra Tremalzo, Monte Baldo, Brentonico e Fai della Paganella — mi sento di dire a cuore aperto che la bici vale assolutamente tutti i soldi spesi. Venendo dalla Levo che per ora tengo, il confronto sul campo mette in luce (secondo il mio dilettantistico parere) diversi aspetti interessanti tra ciclistica e componentistica. Altezza da terra e movimento centrale: Nota decisamente positiva per la luce da terra: la Amflow è bella alta e la frequenza con cui si picchiano i pedali su rocce e radici è nettamente inferiore rispetto alla Levo; anche la corona da 38 non sembra troppo a rischio. Ciclistica e guidabilità: Rispetto alla Levo trovo l'anteriore meno preciso. Nello stretto e sul veloce faccio più fatica a sentire il limite. Comportamento sullo sconnesso: Sullo scassato veloce, in presenza di dossi o buche in sequenza, la bici saltella mica male. Nonostante abbia regolato sospensioni (sag, compressioni, ritorni) e pressioni gomme fino allo sfinimento, la tendenza al rimbalzo resta marcata. Gomme (
Schwalbe Radial): Al momento non riesco ancora a decifrarle del tutto. Se al retrotreno il comportamento è perfetto per trazione e assorbimento, davanti non mi trasmettono ancora quella precisione chirurgica che vorrei. Impianto frenante: I Gustav PRO frenano bene e hanno potenza, ma richiedono di schiacciare molto di più la leva rispetto ai Maven che hanno un attacco più pronto e richiedono meno sforzo fisico sulle dita. Reggisella
telescopico: Nota di demerito per la velocità di risalita del telescopico: è decisamente lento a tornare su e nell'uso dinamico/continuo dà parecchio fastidio. Cockpit: Per cucirmela meglio addosso ho iniziato tagliando il manubrio di 2 cm, migliorando l'impostazione di guida. Finiture e minuterie di serie: Su alcuni dettagli si è risparmiato decisamente troppo. La leva del remoto del telescopico è fragilissima (si è rotta praticamente subito), mentre le manopole di serie erano di qualità talmente economica che le ho sostituite al volo. Cover batteria: Nota dolente sulla tenuta dei serraggi/ganci: ho perso la cover originale lungo il percorso ed è stata schiacciata e distrutta dai rider che mi seguivano. In attesa del riapprovvigionamento del ricambio l'ho dovuta ricostruire artigianalmente.
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In sintesi il retrotreno e luce da terra promossi a pieni voti, mentre l'avantreno e alcuni dettagli di componentistica richiedono ancora un po' di affinamento per raggiungere il feeling che ho sulla Levo.
Passiamo ora al capitolo motore, perché qui c'è davvero da rimanere a bocca aperta: vince a mani basse rispetto al Brose della Levo. La spinta dell'unità Avinox M2S è semplicemente impressionante: spinge forte, sempre e in qualsiasi condizione, con una progressione e una riserva di coppia che sulla Levo ci si sogna. La vera magia, però, sta nell'erogazione e nel controllo della potenza: Trazione chirurgica: Credo grazie al lavoro della ruota fonica e della gestione elettronica della coppia, non ho mai avvertito una sola sgommata in trazione, nemmeno sulle salite più ripide o sui fondi viscidi e smossi di Tremalzo e del Baldo. Scarico a terra della potenza: Dove con l’altra si rischia continuamente di far spinnare il posteriore o perdere aderenza, l'Avinox incolla la gomma a terra e scarica tutti i Watt in avanzamento puro. Progressione ed erogazione: Sotto questo aspetto l'Avinox è indietro anni luce rispetto alla Levo. La Levo è una bici concepita "per ciclisti": quasi non ti accorgi nemmeno di avere un motore sotto, ti asseconda in modo garbato, fluido e proporzionale a quanto spingi sui pedali. L'Avinox invece spinge, punto! Risulta molto più diretto, quasi "brutale" e con un comportamento decisamente più ON/OFF rispetto alla linearità della Levo anche se finora la cinese l'ho provata nelle mappe standard e devo ancora testare per bene la modalità Auto, che potrebbe ammorbidire e rendere più progressivo l'intervento dell'assistenza.
Chiudiamo l'analisi con il capitolo batteria ed autonomia: qui il giudizio è estremamente positivo, l'autonomia è semplicemente straordinaria.
Durante le uscite ho voluto fare un test sul campo per capire la gestione della carica e verificare quanto effettivamente dura sul passo: La particolarità del "100%": Ho notato una curiosità sul primo punto percentuale: il passaggio dal 100% al 99% richiede un tempo e una percorrenza lunghissimi, come se l'accumulatore avesse un "overcharge" virtuale attorno al 103/104% come la Tesla quando segna 100%. Ho iniziato il giro tenendo volutamente la modalità Eco per vedere il consumo teorico: dopo 30 km. e 160 m D+ la batteria era ancora all'83%! A quel punto sono passato in Trail (dove la fatica diventa praticamente e davvero zero) per godermi il saliscendi della zona del Garda Bresciano. Risultato finale: 85 km complessivi e 1000 m di dislivello positivo, chiudendo il giro con il 2% di carica residua. Un dettaglio importante da segnalare per chi la usa è il comportamento al limite della carica; quando la batteria scende sotto il 5%, il sistema credo vada in modalità protezione: anche se impostate in Turbo, la spinta del motore viene limitata e risulta paragonabile alla modalità Eco; la Levo arriva al 0% senza limiti e poi si spegne.
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Ora finite le vacanze tornerò a fare il ciclista della Domenica su e giù per le mura di Città Alta e i sassi della Maresana; pota …