Trattamento Kashima: serve davvero?

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Il trattamento Kashima è un trattamento superficiale di anodizzazione brevettato da un’azienda giapponese. È un bagno d’anodizzazione in cui viene, diciamo, raccolto del bisolfuro di molibdeno, un lubrificante solido, all’interno delle porosità dell’alluminio, tramite appunto un trattamentoico di anodizzazione. Il risultato è praticamente uno stelo con del lubrificante solido al suo interno. Il bisolfuro di molibdeno è un materiale che ha un colore solitamente marroncino, che unito insieme al grigio dell’alluminio conferisce al trattamento Kashima questo questa colorazione dorata che è la prima cosa che salta all’occhio di un di un componente di un elemento trattato in questo modo.

I vantaggi di questa tecnologia sono essenzialmente legati a due fattori. In primis, essendo un’anodizzazione dura, il Kashima è più duro e difficile da rigare e danneggiare. Seconda cosa, essendo praticamente autolubrificato, un componente trattato con lo stelo con il Kashima risulta più scorrevole, più scivoloso e questo permette di ridurre gli attriti interni sia sulle guarnizioni sia sulle boccole anche in condizioni di scarsa lubrificazione. Per quanto riguarda il mondo delle sospensioni, quindi il trattamento Kashima serve a migliorare la scorrevolezza dei componenti, gli steli in primis, quindi ridurre gli attritti e rendere la nostra sospensione più morbida.

Serve davvero ed è l’unico modo per avere una scorrevolezza così alta delle sospensioni?

Commenti

  1. La differenza di coefficiente di attrito esiste ma è inapprezzabile...meglio una metà ben manutentata che una kashima inchiodata...lo scorrimento è dato da così tanto parametri che il rivestimento è un pagliativo...io ho la nera che regolarmente spruzzo con spray al PTFE.
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