Dopo una manciata di uscite con l’ultimo Avinox M2S, non posso esimermi dal confronto con il Bosch CX5.
Un confronto che viene ancora più naturale perché montato sulla stessa bici. Vero, è un nuovo modello di Wild, ma il carattere rimane sempre il medesimo, anche se la LT è più evoluta e moderna. Ma questa sarà un’altra storia.
Voglio soffermarmi solamente sui motori e provare a metterli a confronto per ognuno degli aspetti che ne definiscono il carattere.
Forme, peso e volumi
Qui l’Avinox vince facile e fa sembrare il Bosch semplicemente di una generazione sorpassata.
Tubi batteria snelli, il motore che quasi non si vede e non sbalza sotto la corona — un gran vantaggio anche pratico sul tecnico, oltre che estetico — e circa 500 grammi risparmiati sulla bici.
Tecnologicamente, almeno guardandolo da fuori, sembra davvero esserci una generazione di differenza. Per me questo è stato uno dei punti che me lo hanno fatto scegliere.
Rumore
Qui non posso esprimermi perché penso di avere una bici difettosa.
Le altre Avinox che ho provato sono silenziose, la mia sibila come uno
Shimano, anche in Eco a 100 watt e 70 rpm.
Bocciato, in attesa di lumi da parte del rivenditore!
Autonomia
È quasi impossibile confrontare realmente l’autonomia, perché dipende troppo dalle modalità utilizzate, dalla potenza del rider, dal dislivello, dal terreno, dallo stile di guida e soprattutto dalla velocità di risalita.
L’Avinox mi sembra comunque abbastanza assetato, ma di contro mette a disposizione più potenza. Alla fine, quindi, darei un sostanziale ex aequo con il Bosch.
Dove invece il CX vince a mani basse è nell’indicazione percentuale della carica residua.
Bosch, dopo l’ultima release del firmware, è precisissimo: lineare, onesto.
Se in Eco dall’80% al 70% fai 300 m di dislivello, hai praticamente la garanzia di fare 3.000 m con il 100% di batteria.
Nell’Avinox il primo 10% è in realtà un 17% e l’ultimo 10% è in realtà un 7%.
Una cosa veramente fastidiosa quando si cerca di fare due calcoli per capire se si riuscirà a chiudere il giro e, soprattutto, con quale livello di assistenza farlo.
Potenza
L’Avinox spinge di più. Punto. Sempre e comunque è più veloce a risalire. E quello che cercherò di spiegare successivamente viene cancellato, “asfaltato”, dai 600 watt in più di potenza che permettono semplicemente di fare cose che con il Bosch non sono possibili, o almeno non possibili alla medesima velocità. E quello che è un gradino in salita a 9 km/h diventa un salto a 15 km/h…
Ma il modo in cui spinge questa superiore potenza è un po’ più complesso da raccontare.
Ho avuto modo di usarlo anche nella configurazione Orbea del Turbo, quindi a pari potenza del Bosch, ma la sensazione è che l’Avinox vada comunque di più.
La ragione, secondo me, è una curva di coppia molto più corposa fin dai bassi regimi, che ti fa fare strada e ti invita a utilizzare sempre un rapporto in più rispetto al Bosch. L’M2S ha più “schiena” a bassi regimi.
A questo si aggiunge un rapporto di moltiplicazione della potenza del rider veramente elevato, tanto da creare quasi una sorta di disconnessione tra quello che fanno le gambe e quello che restituisce il motore.
Bisogna solo crederci, continuare a far girare i pedali e lui tira.
E tira forte.
Ogni ostacolo tecnico sembra poter essere scavalcato… almeno fino a quando non si smette di far girare i pedali o non si innesca il backflip!
Il Bosch, invece, ha una curva di coppia che cresce maggiormente al crescere degli rpm e della spinta sui pedali. Sembra sempre un prolungamento della propria potenza, piuttosto che un motorino che si attiva semplicemente girando i pedali. Ha quel tipico transitorio da bassa cadenza ad alta cadenza che lo rende molto dinamico e scattante.
Col tedesco, anche in Turbo, se si allenta la spinta sui pedali, si percepisce una sorta di “sottocoppia” morbida e “felpata”, che si può sfruttare nelle situazioni di scarsa aderenza o, ad esempio, per controllare stretti tornantini in salita e poi riaccelerare forte in uscita, sul dritto.
Ovviamente sto volutamente estremizzando le differenze. È un’iperbole che mi serve per cercare di spiegare quelle piccole sfumature di carattere che, sulla carta, sono difficili da raccontare ma che sul sentiero si percepiscono chiaramente.
Overrun
Qui il Bosch vince a mani basse.
Sembra leggerti nel pensiero: capisce se vuoi ancora un po’ di spinta, quanta ne vuoi e per quanto tempo ne hai bisogno. Soprattutto nei passaggi tecnici, riesce spesso a portarti esattamente al di là dell’ostacolo, dove avresti voluto.
E, dopo averti portato dall’altra parte, riprende a spingere sotto l’azione dei pedali. Solo ora che ho l’Avinox ho capito cosa intendessero gli sviluppatori tedeschi quando parlavano di Uphill Flow.
Quello dell’Avinox, anche impostato al massimo, c’è, ma la sensazione è molto più semplice: sembra sostanzialmente un ritardo nell’interruzione della spinta del motore. E quando poi riprendi a pedalare, il motore ha un po’ di lag.
Molto meccanico e poco evoluto. Ma allora basta mettere in Boost e fanculo l’overrun: a salire a 10 km/h in più la bici acquisisce così tanta più inerzia che lei stessa diventa overrun…
Ma da un punto di vista “dell’etica del ciclista muscolare” non è un granché…
Prontezza e risposta del motore
Premetto che per me questo è un parametro molto importante.
Mi piace pedalare sulle salite tecniche e ho comprato Orbea Wild anche perché i tecnici Orbea sembrano pensarla come me. Non a caso dovrebbero aver sviluppato un firmware specifico per cercare di avvicinare il comportamento dell’Avinox a quello del Bosch.
Ma anche con l’M2S, secondo me, l’Avinox non può essere utilizzato come un Bosch.
Al colpo secco di pedale che davo sul Bosch, magari per alleggerire l’anteriore o passare il gradino, qui devo sostituire una pedalata più costante, magari utilizzando un rapporto in più, per far salire al meglio l’Avinox.
Una volta capito questo, lui ricambia con una trazione enorme e una maggiore velocità di risalita. Ma sul tecnico perdona molto meno le interruzioni di pedalata rispetto al CX.
È un’esperienza più simile a una moto e meno a una pedalata muscolare.
Anche in discesa, alla ripresa della pedalata, c’è sempre un piccolo lag. Nulla di enorme, sia chiaro, ma considerando che nel mio setup tutti i parametri relativi alla prontezza del motore sono estremizzati, il Bosch rimane sicuramente più reattivo e collegato alla pedalata del rider.
Pedalata fuori assistenza o a motore spento
Qui il Bosch vince ancora.
L’Avinox dà una sensazione di pedalata leggermente impastata, un po’ come quando sulla muscolare hai la
catena sporca di fango.
Il CX5, invece, è super libero: bello oliato, scorrevole, quasi trasparente sotto i pedali.
Ma attenzione: dipende da cosa si cerca
A questo punto è necessaria una precisazione importante:
Tutte queste sono considerazioni di chi fa dell’eMTB un utilizzo sportivo, quasi agonistico, e cerca nel motore soprattutto precisione, reattività e connessione con la propria pedalata.
Per i lunghi giri escursionistici penso invece che l’Avinox possa essere un motore più semplice e più “amico” e i puti a sfavore citati sopra passano in secondo piano.
Fa quasi tutto lui.
Più lo si conosce, più gli si dà fiducia e più si impara a lasciarlo lavorare. A quel punto spinge come un trattore e porta praticamente dappertutto.
Non devi necessariamente interpretarlo, provocarlo o cercare continuamente la risposta giusta: pedali, gli dai fiducia e lui tira.
Il Bosch è più reattivo, più preciso e più raffinato nel seguire quello che fa il rider, ma proprio per questo può risultare anche più “scorbutico”.
Richiede più attenzione nella gestione della pedalata e, avendo meno potenza a disposizione, è inevitabilmente anche più lento quando l’obiettivo diventa semplicemente andare forte.
Perché poi possiamo parlare per ore di sensibilità, modulazione, naturalezza della pedalata e raffinatezza dell’erogazione…
…ma quando parte la sparata da KOM sulla “salita della morte” e il cronometro diventa l’unico giudice, probabilmente c’è poco da discutere: Avinox e gas! …e se anche con l’Avinox non chiudi quel passaggio ostico, il tempo totale è comunque inferiore al Bosch, recuperando ampiamente in tutti gli altri frangenti.
Conclusioni
Alla fine, con l’Avinox si sale più veloci.
Ma rimane sempre un po’ troppo protagonista e un po’ più distaccato da quello che sta facendo il rider.
Ricordo però che stiamo parlando di sfumature di carattere, non di bianco o nero. Sono entrambi motori eccezionali e le differenze emergono soprattutto quando si cerca di analizzare nel dettaglio il modo in cui rispondono alla pedalata. E ci si adatta con soddisfazione con entrambi.
Se dovessi riassumere tutto con un’immagine, direi così:
Il Bosch mi sembra essere stato sviluppato da un pro rider XC che voleva massimizzare ed estremizzare tutte le caratteristiche della pedalata muscolare.
L’Avinox mi sembra invece essere stato sviluppato dal miglior team di ingegneri del mondo, dopo essersi fatto raccontare da chi va in bicicletta di cosa avrebbe bisogno.
Ed è forse proprio qui che sta la differenza di carattere tra i due.
Tecnologicamente, esteticamente e per velocità di ascesa non c’è paragone: l’Avinox vince a mani basse.
Ma quando si parla del cuore del motore, di quella miriade di piccole sfumature nella risposta, nell’erogazione e nel rapporto tra quello che fanno le gambe e quello che succede alla ruota posteriore, per me il Bosch è ancora avanti.
Basta questo?
Direi proprio di no. E anche il grosso del mercato sta dando questa stessa risposta.